Per spiegare il mio passaggio a mirrorless con la Sony A9, parto al contrario, dalla conclusione più banale e scontata: macchine e obiettivi sono solo strumenti che ti permettono di portare a casa il lavoro, la scelta migliore è quella che ti fa sentire meglio mentre lo stai facendo.

Sono l’ultima persona che possa dire a qualcuno di cambiare il brand o il modello di macchina fotografica, non mi ritengo un “nerd” e nemmeno un “pixelpeeper”, sono solo un utilizzatore, professionista, e nemmeno di quelli troppo pignoli.

Detto ciò, ecco come sono arrivato allo switch completo.

Ho “tenuto d’occhio” le mirrorless sin dalla loro uscita, il concetto di macchina piccola e comoda non mi lasciava indifferente, ho avuto quindi una Fuji Xe2 e, successivamente, una Leica Q.

Ecco, quest’ultima è quella che mi ha introdotto in maniera davvero profonda nel mondo delle fotocamere mirrorless, piccola, leggera, autofocus veloce e tutto condito da un mirino strepitoso.

La focale fissa (ho abbandonato gli obiettivi zoom molti anni fa, ma questo non era nemmeno intercambiabile) assieme alle dimensioni estremamente contenute, mi hanno sicuramente fatto un gran bene, ma più di tutto la sua totale silenziosità e la possibilità di visualizzare l’esposizione prima di premere il pulsante di scatto. Difetti ne ha a mio avviso, uno fra tutti il non possedere un slot per la memoria e l’autofocus, per quanto veloce e affidabile, non era nemmeno paragonabile a quello delle Canon che possedevo.

Ingolosito però dalla praticità, ho voluto provare una macchina di cui tutti parlavano un gran bene, la Sony, la A7R II. L’ho portata con me ad un paio di matrimoni, ma con lei non è scattato il feeling giusto, aveva troppe carenze per me (sia a livello di pulsanti/joystick e quindi di ergonomia generale durante una sessione di scatti “dinamica” come può essere un matrimonio) che di gestione del menù, l’autofocus lo trovavo troppo lento e la durata della batteria era piuttosto ridotta rispetto a come ero abituato. Il file però era meraviglioso (anche se enorme) e questo mi ha fatto tenere d’occhio le mosse di Sony con un pensiero fisso: “se solo avesse giusto quelle due o tre cosine in più…”

Poi Sony introduce sul mercato quella che ha definito, ed a ragione, la prima vera mirrorless professionale, l’A9.

passaggio a mirrorless con la Sony A9 passaggio a mirrorless con la Sony A9 passaggio a mirrorless con la Sony A9

Oh, qui le cose son cambiate sul serio, pare che Sony abbia ascoltato le richieste ed i desideri di chi, come me, stava facendo più di un pensiero al passaggio alle fotocamere mirrorless.

Ne ho acquistata subito una, vendendo la mia pur amata Leica Q, assieme ad una ottica adatta al mio modo attuale di vedere la fotografia, il 55 f/1,8, piccola e leggera, e l’ho affiancata alle mie Canon (5DMkIV e 1DXMkII) in qualche matrimonio, per poterla conoscere per bene sul campo, non sono fotografo da test, dovevo usarla sul serio per capire se faceva per me.

L’impatto iniziale lo pensavo più traumatico, ma con mia grande sorpresa (e felicità) mi son trovato subito bene, sia come ergonomia (numero e posizione sul corpo dei vari pulsanti, joystick e rotelle), sia come menù (che è tutto meno che perfetto, ma non è poi così ostico).

Ma soprattutto ho capito rapidamente che, per sfruttare al meglio le sue peculiarità, avrei dovuto modificare il mio approccio, non è una reflex, non va usata come una reflex, altrimenti è facile non andarci d’accordo. Quindi, ad esempio, son passato immediatamente all’utilizzo dell’autofocus continuo (usato poco con le reflex) perchè davvero ti mette sicurezza, preciso, affidabile, consistente; questo modulo autofocus, abbinato ai 600 punti selezionabili (in pratica tutto il fotogramma), all’Eye AF, al tracking dei soggetti, è molto preciso, meglio di qualsiasi altra fotocamera che abbia mai provato nel corso della mia carriera. I soggetti vengono agganciati rapidamente e non vengono mollati, indipendentemente dalla velocità con cui si muovono. Per la prima volta nella mia vita, sono sicuro di ciò che sto scattando, una sensazione che non ricordo di aver avuto mentre usavo le mie Canon, e questa sensazione di sicurezza mi dà maggiore certezza sul lavoro, poiché non devo preoccuparmi se le foto sono a fuoco o meno. Devo solo scattare!

Dopo pochi lavori, la prima Canon a rimanere a casa è stata la 1Dx MkII, macchina fantastica, ma non più adatta al mio nuovo approccio, poi è arrivata la seconda A9, ho completato il parco ottiche, ed ho venduto le Canon, lo switch era cosa fatta, il passaggio a mirrorless con la Sony A9 è concluso, felicemente.

Ma, in breve, quali sono le caratteristiche che ho trovato funzionali al mio modo di scattare (che, per inciso, è più reportage che posato, anche se non disdegno affatto una sessione di ritratti agli sposi) e che mi hanno fatto fare il passaggio a mirrorless con la Sony A9 ?

Le aree chiave per me sono state:

  • Autofocus
  • Scatto silenzioso
  • Mirino elettronico (esposizione controllata)
  • Velocità, intesa come fotogrammi al secondo (e buffer)
  • Display orientabile
  • Dimensioni e peso (anche delle lenti che ho scelto di utilizzare)
  • Personalizzazione delle funzioni (tasti)

Autofocus: visto nella sua interezza, quello della A9, a mio avviso, è il miglior AF in circolazione in questo momento. Combinato con il mio modo standard di lavorare, e cioè spostando il punto di messa a fuoco con il joystick e utilizzando la modalità AF-C, è maledettamene preciso. Il numero degli scatti fuori fuoco, in situazioni dinamiche, è davvero trascurabile.

Scatto silenzioso: ok, qui per silenzioso si intende proprio muto, grazie all’otturatore elettronico. Vi sono momenti durante un matrimonio dove il non farsi sentire proprio ti fa portare a casa lo scatto, altri dove il poter non disturbare affatto ti fanno apprezzare parecchio dai soggetti fotografati.

Mirino elettronico: vero, siamo fotografi, dovremmo essere in grado di calcolare l’esposizione correttamente anche solo con l’ausilio dell’esperienza e dell’istogramma presente su tutte le fotocamere, ma ci sono situazioni balorde e poter visualizzare l’esposizione esatta è un gran bel plus.

Velocità: anche senza arrivare ai 20 fotogrammi al secondo, forse davvero troppi per le situazioni standard di fronte alle quali ci si trova durante un matrimonio, già la “via di mezzo”, 10fps, è velocissima, ma soprattutto affidabile combinata con l’AF/AE tracking. Se si scatta con l’otturatore elettronico, oltretutto, non vi è nemmeno il black out del display in modo da poter tenere sotto controllo sempre ciò che sta accadendo mentre si esegue la raffica.

Display orientabile: per me, venendo da Canon 5D e 1D, è davvero una manna, in moltissime situazioni (e chi lo ha su macchine come la Non D750 lo sa bene). Non il motivo principale dello switch, ma trovo che abbia la sua importanza.

Dimensioni e peso: ok, il corpo macchina è davvero piccolo e leggero, e pur avendo molti comandi esterni che possono servire per un uso “frenetico”, sono davvero ben disposti. Ma se si sceglie di utilizzare ottiche piccole (e la scelta è ampia) sacrificando qualche terzo di stop sull’apertura massima, l’insieme si presenta molto molto discreto.

Le ottiche che ho scelto sono il 28 f/2, il 55 f/1.8 e l’85 f/1.8, in borsa anche se per la mia visione è spesso troppo “largo”, il 25 f/2. Per quando mi prendo un po’ di tempo per me ho scelto il Voigtlander Nokton 40 f/1.2. Tutte ottiche estremamente piccole e leggere, magari non “meravigliose” come alcune ottiche avevo con Canon, ma decisamente in grado di regalare belle soddisfazioni, di certo il loro lavoro lo fanno, e bene anche.

Personalizzazione delle funzioni: la A9, pur con qualche difficoltà iniziale dovuta ai menù che presentano a volte traduzioni e abbreviazioni poco riuscite, permette un livello di personalizzazione incredibile, spessissimo potendo assegnare una funzione ai tasti in maniera diretta. Come per tutte le cose, ci vuole un po’ di tempo per adattarsi al suo modo di lavorare, poi però diventa tutto piuttosto semplice ed efficace.

La mia opinione ad oggi, ovviamente frutto di ponderate considerazioni ma comunque opinabile, è che ad oggi la Sony Alpha 9 è la miglior scelta per il fotografo matrimonialista, ti lascia una libertà di fotografare come nessun’altra perchè è possibile combinare le sue caratteristiche in maniera esemplare: scatto silenzioso, AF superbo, mirino elettronico e display orientabile il tutto in un corpo piccolo, leggero e per nulla vistoso se abbinato a obiettivi piccoli (la mia scelta).

L’esperienza di scatto con la Sony Alpha 9 può essere davvero appagante, l’affidabilità delle sue caratteristiche ti lascia modo di focalizzare l’attenzione su ciò che è davvero importante:

il momento, la luce, la composizione.

Qualche esempio di scatti con la fotocamera Sony A9.

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